di Silvia Pisanu

Nell’era della Digital Transformation – e ormai ci siamo dentro con tutte le scarpe – anche la comunicazione, anzi forse soprattutto lei, ha subito o beneficia di svariate e quanto più veloci trasformazioni e modifiche partendo dal fatto che, ed è innegabile, la fruizione di notizie avviene sempre più prepotentemente attraverso schermi di smartphone e computer a discapito della carta, divenuta quasi un romantico ricordo che si affacciava alla nostra attenzione già dalla colazione per carpire anche solo al volo le notizie più importanti di giornata.

I bar e i mezzi pubblici erano invasi da lettori che stavano per iniziare il turno di lavoro senza mancare di un’infarinatura sul mondo proprio prima del loro ingresso in ufficio (ricordiamo tutti la nascita di Metro nel 2000, il primo quotidiano italiano a diffusione gratuita).

Oggi, invece, ci si fa spazio tra i vagoni, senza differenziazioni generazionali, con la faccia assorta dentro i pixel.

Proprio in questi ultimi anni di lavoro mi sono sentita sempre più spesso sollecitata a non essere prolissa e a tagliare, dove possibile, gli articoli. La motivazione si cela dietro due parole: il tempo e il mezzo. Le persone, sembrerebbe, vanno sempre più di corsa e all’approfondimento preferiscono notizie flash, piccole pillole o semplicemente tendono a fermarsi ai titoli. Questo avviene tanto più se il medium attraverso il quale leggono si muove dall’alto al basso. Sarà per la mancanza di un solido livello di attenzione o perché si attribuisce valore al sapere un po’ di tutto e non troppo di poco che i contenuti si spogliano di parole e vanno diretti al dunque. L’avvento dei Social, in particolare di Instagram che si sviluppa sul concetto di immagine fotografica e quindi su una sollecitazione visiva, ci sta educando sempre di più a una fruizione veloce e immediata. Facile e per tutti. Anche le testate giornalistiche, volendo essere al passo con il momento, fanno propri degli escamotage da ritenere un plus per andare incontro al lettore. Trovano così sempre più piede, e la vicinanza al Natale e alle festività fa gioco a questo tipo di comunicazione, le selezioni online: quelle indicazioni rapide che si sviluppano sottoforma di elenco punteggiato che, per tematiche, suggerisce una sorta di “best of” o, al contrario, demonizza qualcosa che non va (a riguardo leggo spesso un estratto delle città peggiori in cui vivere o di quelle a minor reddito). La musica, ad esempio, è da sempre protagonista delle charts: gli album più venduti, le canzoni del momento, la selezione della tal radio o il toto-vincitori di un concorso. Ma non da meno oggi lo è la felicità con i consigli dei passi basici per ottenerla. In periodo di regali ci sono i dieci più consigliati che poi, a Capodanno, si trasformano nelle mete più ambite. Per gli studenti si classificano le università migliori in cui studiare, per le città i luoghi topici assolutamente da non perdere e per invogliare il lettore a partecipare lo si invita “a mandarci i dieci migliori libri letti da consigliare” soprattutto se è estate e stiamo per andare al mare e fermare il tempo a favore di un po’ di relax. A fine anno, poi, è tutto un bilancio e un elenco di buoni propositi per iniziare al meglio. Un tempo questo gioco lo si faceva per andare a fare la spesa: block notes, penna, sguardo veloce dentro il frigorifero e giù a scrivere cosa comprare. Oggi diventa un esercizio di “risposte smart” da farti venire in mente al volo, un riassunto dentro un’enormità di cose possibili che scegli di scegliere e quindi anche di non scegliere. È un focus on acceso al neon che premia la selettività. Trovo che sia divertente anche perché non è affatto detto che dietro a un piccolo elenco non ci sia un lavoro di ricerca minuzioso e ben fatto. Per incuriosire qualcuno spesso basta poco, come una sola parola emozionale, perciò ben vengano gli elenchi e le statistiche che li muovono, sperando che dietro a una capitale sconosciuta o a un libro non letto si scelga ogni tanto di andare a scoprire se il privilegio di essere dentro una “top ten” sia stato davvero meritato. È giusto che ogni cosa segua i propri tempi e che con essi si modifichi purché l’offerta resti sempre varia, premiando la conoscenza e non la deriva dell’impoverimento. E ora ve lo chiederei volentieri e con curiosità quali sono le classifiche a cui date maggior risalto e se, nell’effettivo, ne avete mai trovate di risolutive rispetto alla necessità del momento.