di Elena De Blasi

Naturale o Artificiale purché si inizi dalla cultura

Il palco dell’evento UMAN.IA, format dell’Università IULM che a giugno ha lanciato l’AI Lab, è stato lo spazio per una discussione ad alto livello sul presente e il futuro di un’umanità sempre più interconnessa con l’Intelligenza Artificiale.

Intervista al

Prof. Alessio Semoli

Fondatore, insieme al Prof. Guido Di Fraia, del Laboratorio IULM sull’Intelligenza Artificiale. Innovatore italiano, esperto di digital marketing, analytics e innovazione. È CEO di PranaVentures, società di venture capital italiana. Keynote speaker in numerosi eventi, è professore a contratto presso l’Università IULM di Milano.

e al

Prof. Guido Di Fraia

Pro-rettore alla Comunicazione e all’Innovazione dell’Università IULM. Direttore Scientifico del Master Social Media Marketing e Master Data Management & Business Analytics.

Consulente e formatore manageriale sui temi dell’innovazione e del marketing digitale.

1.Professor Semoli, da quale esigenza nasce l’AI Lab?

Nasce dall’esigenza di rispondere alle richieste del mondo aziendale di comprendere in modo migliore l’intelligenza artificiale e come essa possa essere applicata.

L’idea del Laboratorio AI è di offrire al mercato una conoscenza e una consapevolezza che oggi ancora nessuno è in grado di fornire alle aziende.

L’AI Lab nasce dalla sinergia tra l’esperienza e le competenze disciplinari proprie dell’Università IULM, in ambito accademico, e la vision imprenditoriale unita all’expertise sull’innovazione del venture capital Prana Ventures, con l’obiettivo di creare una nuova struttura in grado di rispondere alle domande e necessità delle aziende.

Quello dell’AI Lab non è un approccio prettamente tecnologico, il Laboratorio punta piuttosto ad un’integrazione di sistemi e allo sviluppo di soluzioni innovative su misura: oltre a comprendere le problematiche di un’azienda, ne analizziamo le skill e le competenze specifiche, lavorando molto alla formazione, in un processo medio-lungo che possa portarla ad ottenere il vantaggio competitivo che cerca, utilizzando l’intelligenza artificiale.

Da qui l’idea di condividere innanzitutto la conoscenza e la cultura dell’innovazione, organizzando eventi come UMAN.IA e strutturando la formazione, con l’obiettivo di far crescere quelle figure professionali che in questo momento sul mercato non si trovano, coinvolgendo ovviamente gli studenti che sempre più si mostrano interessati ad approfondire il tema dell’AI.

  1. Professor Di Fraia, da una sua ricerca emerge che l’imprenditoria italiana in questo momento è molto interessata al tema dell’innovazione legata all’intelligenza artificiale ma spesso non sa come muoversi, non sa da dove iniziare. Quali sono i maggiori ostacoli che le imprese italiane stanno affrontando e dovranno affrontare a breve, nell’implementazione di soluzioni tecnologiche legate all’AI al fine di rimanere competitivi sul mercato?

Uno dei problemi principali è legato alla paura di questa tecnologia perché ancora non sono stati definiti i confini nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale.

Oggi le aziende stanno iniziando a creare i budget all’interno delle aziende per investire nell’ambito dell’AI ma manca loro il punto di partenza. Per superare la paura e abbracciare l’innovazione la formazione è sicuramente uno step, ma è fondamentale avviare il processo innovativo portando un caso concreto in azienda. Iniziare da un’esigenza o da una problematica e sviluppare un percorso che consenta di sperimentare possibilità e soluzioni legate all’intelligenza artificiale. Questo è il punto di partenza dal quale cominciare a trarre l’esperienza che deve essere portata nell’azienda.

Un altro ostacolo consiste nel ristretto utilizzo dei dati. Oggi poche aziende sono veramente data driven, guidate dai numeri. Oggi la crescita è esponenziale ma le aziende crescono ancora in maniera lineare, non sfruttando appieno il potenziale del progresso tecnologico che consentirebbe loro di fare un salto importante. Questo gap è fortemente legato al mindset. Le aziende devono rivedere principalmente l’organizzazione e ripensare i modelli di business, in funzione di un nuovo mercato che ancora molti non stanno vedendo.

  1. Quali sono i vantaggi per un’azienda nell’integrare sistemi e soluzioni legate all’intelligenza artificiale?

I vantaggi sono innumerevoli e riguardano principalmente l’automazione di processi che vengono eseguiti manualmente e che potrebbero essere ottimizzati se eseguiti a livello macchina. Oggi abbiamo tecnologia abbordabile, di facile integrazione, che consentirebbe di liberare delle risorse umane impiegandole in attività più importanti, magari più creative e legate alla loro professionalità.

Con l’intelligenza artificiale sta cambiando anche il modo di pianificare il business. Grazie all’AI è possibile fare analisi predittiva, si possono ottimizzare i processi di acquisto della pubblicità, si possono offrire nuovi servizi che consentono di rivedere il modo con cui si dialoga con il consumatore finale. E oggi il consumatore finale ha bisogno di risposte rapide. Penso ad esempio ai Chatbot, ovvero sistemi automatizzati che possono fornire una soluzione per quelle piccole e medie imprese italiane che in questo momento non riescono, per problemi di budget o di ritorno di investimento, a spendere in risorse e tecnologia, dando loro uno slancio e recuperare il terreno perso. Ovvio che tutti i vantaggi devono essere sempre rapportati al proprio modello di business.

  1. Quali sono i settori che meglio stanno recependo l’importanza di un’integrazione di sistemi di machine learning all’interno dei propri processi aziendali?

In realtà non c’è un settore specifico. Si parla piuttosto di early adopter, coloro che iniziano per primi ad utilizzare la tecnologia e che nel caso dell’AI appartengono a diversi settori.

Il settore finanziario è quello più avanzato in questo momento perché vi sono maggiori possibilità di implementazione di soluzioni legate all’AI, dal riconoscimento automatizzato delle frodi fino al supporto migliore verso i clienti.

Ma ci sono anche altri settori come ad esempio l’agritech, che utilizza tecnologie come i droni per rilevare problematiche o opportunità.

Anche nel mondo della ricerca medica e farmacologica l’intelligenza artificiale può aiutarci ad eliminare i preconcetti, i bias, consentendo l’accesso a un bacino di milioni di dati.

Anche il mondo dell’automotive è sempre più coinvolto nell’innovazione tecnologica che sta portando l’AI in quanto ormai sempre più auto sono a guida autonoma.

Sono tutti esempio di meccanismi emergenti nei quali si inizia a vedere la concretizzazione dell’utilizzo di tecnologie legate all’intelligenza artificiale.

In generale ci sono dei pionieri che credono nell’innovazione e che stanno aprendo un nuovo mercato. È sempre una questione di mindset.

  1. Professor Di Fraia, perché è così importante che, all’interno delle aziende, i sistemi tecnologici legati all’AI crescano di pari passo con la consapevolezza e la cultura dell’innovazione?

È qui, il grande tema dell’intelligenza artificiale: in molti pensano che possa essere una grande opportunità, altri credono sia invece un grande problema. Questa polarizzazione deriva dal fatto che alcuni hanno accolto e approfondito il tema dell’AI cogliendone le potenzialità mentre altri si sono chiusi all’argomento a causa della paura.

Sicuramente il tema del posto di lavoro è di fondamentale importanza perché molti processi saranno demandati alle macchine. Questo non significa che ci sarà un licenziamento di massa ma un reskilling delle figure professionali per utilizzare al meglio le nuove tecnologie legate all’AI.

Rivoluzioni simili sono già avvenute in passato perché la crescita è esponenziale e sempre più rapida. Ritengo sia necessario, da parte della persona, del lavoratore, dell’azienda, rimanere flessibile ed essere pronto a mettersi in discussione. In passato bastava aver acquisito determinate competenze, anche in abito universitario, che potevano essere portate avanti per anni; oggi invece è necessario continuare a crescere, rimanendo costantemente aggiornati attraverso la formazione.

La consapevolezza è fondamentale perché è quella che consente di fare delle scelte non nella paura ma nella propria visione. Stiamo assistendo ad un cambiamento di approccio anche da parte di chi gestisce l’azienda, in ottica di ottimizzazione dei processi di lavoro e sicuramente ci saranno nuove professioni, altre spariranno, e si andranno a creare nuovi meccanismi.

Ciò determina un inevitabile ripensamento del bilanciamento tra lavoro e vita, toccando, in questo senso, il tema profondo dell’etica del lavoro. Il modello attuale è ancora legato all’epoca post-industriale, ed è basato sull’idea che per resistere dobbiamo lavorare sempre di più ma probabilmente il bilanciamento finora adottato è sbagliato. Grazie all’intelligenza artificiale abbiamo l’opportunità di mettere in discussione questa prospettiva, ridisegnando gli schemi di lavoro, puntando a lavorare in modo migliore, più flessibile, più smart e non di più. Ma per fare tutto ciò in modo consapevole è necessario puntare sulla formazione a tutti i livelli: dai percorsi formativi rivolti ai giovani a partire dalla scuola dell’obbligo, fino alla formazione continua rivolta a riqualificare proprio quei lavoratori che rischierebbero di essere penalizzati o persino rimpiazzati dalle piattaforme di AI. È a partire da questa consapevolezza che lo IULM AI Lab ha individuato in un’offerta formativa ampia e diversificata il core business della propria mission mettendo a disposizione, sin da ora, una serie di percorsi “online” e in presenza destinati ad ampliarsi notevolmente a partire dai prossimi mesi.

https://www.iulmailab.it/