di RICCARDO STEBINI

Un pensiero interessante sostiene che quando si studia un fenomeno, qualsiasi esso sia, bisogna rassegnarsi al fatto che sia già diventato obsoleto. In effetti gli anni in cui si guardava con stupore e meraviglia all’apprendimento digitale sono passati, senza che nemmeno ce ne accorgessimo è entrato nella quotidianità per diventare un elemento fondamentale della nostra vita e della nostra crescita. Come tutte le rivelazioni più interessanti, anche quest’epifania mi si è presentata in un
momento assai bizzarro: litigavo con una cravatta.
L’occasione la richiedeva e i consigli di mio padre su come annodarla sembravano non trovare alcun riscontro pratico… la risposta mentale è stata istintiva. Ho aperto YouTube, digitato “Come annodare la cravatta” e premuto invio.
Ebbene sì, anche la miriade di tutorial che guardiamo riguardo gli argomenti più disparati possono essere categorizzati come e-Learning. Quindi come è cambiato il paradigma? In quali settori è più utilizzato? Ma soprattutto, come è cambiato il nostro percepito nei confronti di questa modalità di apprendimento che una volta ci sembrava così lontana? Ho deciso di farmi aiutare in questa analisi, per cui ho fatto quattro chiacchiere con Vincenzo Russo, che oltre a essere professore associato di Psicologia della Comunicazione e Neuromarketing presso la IULM di Milano è anche membro della Faculty e professore di UNINETTUNO, una delle istituzioni di riferimento in Europa per l’e-Learning. Una doppia vita accademica divisa fra “fisica” e “online” e un’esperienza decennale per quanto riguarda i comportamenti dei consumatori. Ci siamo subito trovati d’accordo sul fatto che il fenomeno e-Learning sia cresciuto esponenzialmente nel giro di pochi anni, in ambito sia accademico sia aziendale.

Le grandi multinazionali investono in formazione digitale e perfino le “storiche” del mondo universitario mondiale si approcciano al settore dell’online degree. Ho subito approfittato di questo confronto per chiedere al professor Russo il suo parere su un argomento fra i più delicati. Nel pensiero comune, infatti, termini come “laurea per corrispondenza” o “telematica” e adesso “online”, hanno sempre avuto una reputazione piuttosto riduttiva, ovviamente se paragonati ai colleghi “fisici”. Esiste ancora questo fenomeno? Come vivono questi titoli le aziende? La risposta mi ha fatto riflettere.

Secondo Russo, tutto dipende dal contesto. Se nel curriculm di un ventenne si trova una laurea online senza altre esperienze accademiche, la prima impressione non è delle migliori. Se invece un titolo del genere arriva dopo i 30 anni – o anche in giovane età ma accompagnato da altrettanti anni di lavoro – il giudizio cambia completamente. Si dipinge il ritratto di una
persona che ha continuato a perseguire le proprie ambizioni o che per mantenersi gli studi ha dovuto lavorare. Due realtà diametralmente opposte ma che partono entrambe da un preconcetto sbagliato: formarsi online è considerato più facile! Una leggerezza clamorosa.
Parlando con il professor Russo è emerso che questo falso mito risulta spesso estremamente fuorviante, perché mette le due tipologie di percorso virtualmente in conflitto. In realtà questi modelli formativi sono diversi e, in alcuni casi, difficilmente sovrapponibili.
Ci sono argomenti e dinamiche che fanno della presenza fisica un elemento imprescindibile, altri che si possono tranquillamente sviluppare online. I modelli didattici sono il discriminante e la corretta chiave di lettura. Un corso universitario o di formazione specifica classico, integra al puro contenuto una serie di dinamiche ambientali e contestuali che ne costituiscono il punto di forza: il contatto con i docenti, i lavori di gruppo, il confronto con i colleghi, etc. Un corso online invece si slega completamente da queste caratteristiche, favorendo uno sviluppo prettamente teorico ma più rapido e fruibile.
Ci sono argomenti che risulteranno sempre complessi da tramutare in contenuti online e formati digitali che saranno sempre più accessibili dei classici. Basti pensare alla possibilità di spezzare una lunga, seppur interessante, lezione di filosofia, in diverse “pillole” (video o audio) fruibili da smartphone.

Come al solito trattiamo in queste pagine argomenti su cui sono stati scritti, libri, saggi e trattati, tuttavia il settore è da “tenere d’occhio”! È vero che l’argomento, in un certo qual modo, è già vecchio, ma solo in termini concettuali. Dal
punto di vista tecnologico non abbiamo ancora visto niente. È il trend del momento. Le nuove dinamiche di interazione uomo-macchina apriranno un modo totalmente nuovo di formarsi. Immaginate un corso di alta oreficeria in Realtà Aumentata? Non è un’evenienza così distante. Si prospettano interessanti orizzonti per chi vuole imparare e, perché no, anche per chi vuole investire.