di SILVIA BERNARDI

Dici vino e pensi ad un’economia forte che continua a crescere in termini di qualità e significato. Dici vino e non pensi solo ai 51 milioni di ettolitri prodotti ogni anno, 20 dei quali vanno all’estero, e ai 28 milioni di consumatori italiani che, per il vino, spendono sempre di più (+9% nel 2017). Il vino è l’Italia che si presenta nel migliore dei modi agli italiani e all’estero. Allo stesso tempo dici Milano e pensi ad una metropoli internazionale. Veloce, dinamica, in grado in poco tempo di cambiare il proprio volto e di diventare la capitale indiscussa del meglio del nostro Paese: della moda, del design, della manifattura, del cibo. E ora anche del vino che avrà la “sua” settimana milanese, la Milano Wine Week, dal 7 al 14 ottobre. Una settimana intera durante la quale due brand fortissimi del made in Italy, il vino e Milano, dialogheranno in una serie di appuntamenti che metteranno insieme produttori, distributori, associazioni di categoria, operatori specializzati, consumatori e appassionati. Una settimana per parlare di vino, con il mondo del vino e certo anche per assaggiare il vino. “L’ultimo tentativo di fare a Milano qualcosa di importante sul mondo del vino risale a più di 10 anni fa, si chiamava MiWine, una fiera classica che ha ceduto il passo al più importante Vinitaly”. Federico Gordini, 37 anni, milanese, dopo 10 edizioni della Milano Food Week, di Bottiglie Aperte e di Vi.Vite, il primo festival vinicolo dedicato al mondo delle cantine cooperative, ha ideato un evento interamente dedicato al mondo vinicolo, “consapevole del valore economico e politico del vino e di Milano, un approdo fondamentale per un comparto produttivo con un fatturato di oltre 10 miliardi di euro e con valori in crescita. Milano può essere per il vino quello che è per il mondo del design, del mobile e della moda, un palcoscenico, ma soprattutto una piazza di scambio internazionale, e il vino per Milano è la conferma di un valore italiano fatto di capacità di impresa, qualità, innovazione”.

Chi saranno i protagonisti della Milano Wine Week?

Abbiamo coinvolto tutti gli interlocutori del mondo del vino. Parlo al plurale perché con me lavora un comitato scientifico di persone che negli anni si sono occupate ai massimi livelli della divulgazione del mondo del vino come Luciano Ferraro, caporedattore centrale del “Corriere della Sera”, Daniele Cernilli, fondatore della guida “DoctorWine”, Pier Bergonzi, vicedirettore della “Gazzetta dello Sport”, Andrea Grignaffini, direttore di “Spirito diVino” e membro del comitato scientifico di ALMA, Luca Gardini, comunicatore del vino e sommelier campione del mondo 2010, Gigi Brozzoni, curatore della Guida Oro Veronelli, e Antonio Paolini, giornalista enogastronomico di “Gambero Rosso”. Se il vino italiano è diventato quello che è oggi è grazie al lavoro e all’impegno dei tanti produttori, ma anche di chi ha creato una vera e propria cultura del vino, portandolo nelle case di molti, raccontando non solo quello che c’è in un bicchiere, ma tutto ciò che sta dietro a una bottiglia di vino, che ci porta ad apprezzare ancora di più quello che beviamo.

Quando e come si inizia?

Per l’inaugurazione abbiamo una sfida da vincere: cercheremo di battere il guinness dei primati del brindisi più grande della storia. L’appuntamento è per sabato 6 ottobre, siamo al lavoro per definire tutti i dettagli. Il 7 e l’8 ottobre si prosegue con Bottiglie Aperte a Superstudio Più con una selezione di duecento etichette tra le più importanti d’Italia, un appuntamento dedicato soprattutto al canale business.

Quale sarà la novità più importante che caratterizzerà la rassegna?

Sicuramente il Wine Business Forum, in programma il 9 ottobre a Palazzo Bovara con l’obiettivo di affiancare il tema del vino al mondo della finanza e dell’innovazione. Perché nonostante il fatturato del settore le grandi aziende non sono quotate in borsa? Qual è la posizione dei maggiori fondi di investimento nei confronti del settore vinicolo? Queste saranno le due macro domande a cui cercheremo di trovare una risposta sedendo attorno ad un tavolo i 100 top operatori del vino tra produttori, interlocutori del mondo delle vendite, manager, giornalisti e top manager di altri mondi. Dal dialogo tra queste realtà emergerà un manifesto che verrà consegnato al ministro dell’agricoltura Gian Marco Centinaio, presente per le conclusioni. L’intento è quello di tracciare le direttive per lo sviluppo dell’intero comparto e di valorizzarne le potenzialità di crescita per i settori più competitivi.

E il dialogo con la città come si struttura?

Ci saranno iniziative nei principali luoghi commerciali di Milano, dalla Rinascente a Eataly e Signorvino, ma come succede per il Salone del Mobile, dove ormai la vera programmazione interessante avviene nel Fuorisalone, anche durante la Milano Wine Week ci sarà un palinsesto fittissimo di eventi nelle zone più rappresentative di Milano, che sarà suddivisa in svariati distretti ai quali saranno abbinati dei vini provenienti da Consorzi Vinicoli. I ristoratori di ciascuna area avranno in degustazione il vino assegnato con proposte dedicate in menu. Per aiutare i visitatori sarà a disposizione una guida sia cartacea che digitale dove saranno raccolte tutte le iniziative proposte, consultabili anche sul sito dedicato (www.milanowineweek.com).

Che cosa si aspetta da questa prima edizione?

Che si arricchisca il dibattito sul mondo del vino e si prosegua nella valorizzazione e promozione di un prodotto che ci rende grandi nel mondo. Vino vuol dire indotto, cultura, tradizioni, occupazione e valore economico e sociale. Prendiamo un dato: gli italiani che in un anno hanno partecipato ad almeno una attività enocorrelata sono 24 milioni. 16,1 milioni hanno partecipato a eventi, sagre, feste locali legati in qualche modo al vino. 14,2 milioni si sono recati nei locali (ristoranti, trattorie ecc.) perché disponevano di buoni vini e 13,7 milioni hanno fatto vacanze e gite in località celebri per l’enogastronomia (dati Censis). Abbiamo un bacino di utenza immenso, sempre più preparato e consapevole. C’è spazio per crescere ancora e fare sistema. Cosa mi aspetto da questa prima edizione? Di avere tutti gli elementi per poter organizzare anche la seconda.