di REDAZIONE

 

In una società costantemente in evoluzione, dove lo sviluppo tecnologico assume un’importanza crescente nelle strategie di comunicazione dei brand, vi sono realtà imprenditoriali che decidono non solo di dettare il passo dell’innovazione per raggiungere risultati tecnicamente eccezionali, ma anche di distinguersi per ciò che più li caratterizza: la propria storia. È quello che ha fatto Dainese dando vita al suo Brand Museum a Vicenza.

Definire il DAR (Dainese ARchivio) un “museo” è decisamente riduttivo. Infatti è sufficiente metterci piede per capire che l’esperienza che si sta per vivere va ben oltre la semplice visita di uno spazio museale. Qui la storia di Dainese è esposta con accuratezza, in un viaggio nel tempo che ha inizio nel 1972, anno di fondazione del brand. Un’eredità custodita come un gioiello dal valore inestimabile e dinamico, dal quale nascono continui spunti e impegni per il futuro.

Una scelta strategica quella del brand museum, che indica un’importante storia da raccontare e valorizzare, una storia costruita con passione e dedizione portando al raggiungimento di traguardi riconosciuti in tutto il mondo. Ne abbiamo parlato con Cristiano Silei, Amministratore Delegato di Dainese Group.

Cosa vi ha spinto ad aprire il DAR e impiegare lo strumento del museo – ad oggi in Italia ancora poco conosciuto – per raccontare la storia del brand?

Prima di rispondere alla sua domanda vorrei fare una premessa che a mio parere è anche il nostro modo di vedere le cose: prima esistono i fatti e poi la comunicazione. Purtroppo nel mondo moderno si comunica molto e con pochissima sostanza, invece la nostra azienda è fondata esattamente sull’opposto: lei dice che il brand museum non è molto utilizzato, ma questo dipende dal fatto che moltissimi brand hanno poco da raccontare. Non hanno una storia sulla quale fondare un archivio. Sono pochi i brand che possono vantare una storia alle spalle e fortunatamente Dainese è uno di questi.
Da 46 anni l’azienda rappresenta un faro di innovazione in un settore che in qualche modo ha anche contributo a fondare: quello della protezione al servizio di chi ama gli sport dinamici. Tutto ciò che c’era da innovare nel mondo del motociclismo, e se vuole anche nello sci, lo abbiamo costruito noi sia in termini di protezione che di stile: dal paraschiena alle saponette per strisciare ginocchia e gomiti quando si va in pista, dall’utilizzo di compositi per la protezione di mani e piedi all’airbag indossabile. Tutto questo è stato creato in un contesto nel quale l’azienda ha comunicato molto meno di quello che ha fatto.

Dainese infatti si è spinta in ambiti che vanno oltre quello prettamente sportivo, sempre guidata da due pilastri fondamentali: ricerca e design. Cito a riguardo il lavoro svolto in collaborazione con il MIT per Nasa, sulla tuta per il progetto Marte, oppure quello con l’Ente Spaziale Europeo per la realizzazione di una tuta che simula la gravità per gli astronauti che nello spazio sono esposti per lunghi periodi all’assenza della stessa e ne subiscono dei malefici significativi in termini organici. Oltre a questo, l’azienda continua a studiare soluzioni tecnologiche per altri settori come, ad esempio, un airbag attualmente testato presso le centrali Enel, che permetterà di proteggere i lavoratori in caso di cadute e urti durante i lavori in altezza. O ancora strumenti e sistemi per la protezione di anziani e bambini.

C’è davvero tanta storia da raccontare, dal 1972 siamo certi che questo archivio vi darà un gran mano a raccontarvi anche a tutti gli appassionati che vi seguono da sempre

Sì. Tra i miei tanti obiettivi c’è sicuramente quello di rendere questa storia così profonda e affascinante una realtà. Siamo abituati al digitale, è una cosa fantastica, però qui parliamo di una realtà che si può sperimentare, vedere, toccare e che ci permette di creare una relazione con il nostro territorio, con le università e con gli studenti, altro importante obiettivo dell’Archivio. Vi invitiamo a visitarlo e a scoprire lo spazio didattico dedicato agli studenti, utile affinché in futuro possano sperimentare alcune delle cose che facciamo e soprattutto il nostro metodo di fare ricerca e sperimentazione.

La nascita dell’archivio testimonia la volontà di Dainese di lasciare un’impronta positiva non solo per il proprio brand, ma soprattutto per i professionisti del futuro. Parliamo di quei giovani che avranno modo di valorizzare il made in Italy.

Assolutamente. Crediamo fermamente che Dainese sia un patrimonio, ovviamente in primis nel mondo della moto avendo accompagnato per quasi di 50 anni lo sviluppo, e la performance se vuole, degli atleti e dei piloti ma crediamo sia anche un patrimonio nazionale. Il nostro impegno sta nel dimostrare in qualche modo che si può essere un’eccellenza a livello globale stando benissimo in Italia. Negli ultimi tre anni abbiamo assunto più di 150 persone, oltre 100 qui in Italia, e investiamo su tantissimi giovani che entrano nella nostra azienda portando freschezza e ricchezza intellettuale. Credo molto nel trasferimento delle conoscenze per insegnamento e per osmosi quindi quando qualche volta, per la natura delle cose, qualcuno ci lascia io sono felice che porti ciò che ha imparato in altre realtà.

Abbiamo iniziato questa intervista parlando di storia. Come brand sul mercato da molti anni come approcciate il mondo digital, ad oggi apparentemente sempre più importante per raggiungere i consumatori? E come impiegate i vostri canali di comunicazione online e offline?

Siamo attivi nel mondo digitale da tantissimi anni, credo sia uno strumento meraviglioso per mettere in contatto le persone e per trasferire conoscenze, informazioni, messaggi. Abbiamo pagine social attive e un sito web altrettanto ricco sul quale investiamo molto sia in termini di sviluppo che di contenuti. Credo fermamente che non esista uno spazio digitale avulso dalla realtà, semmai il contrario! Noi comunichiamo online avvenimenti reali nel tentativo di completare la cosiddetta omnichannel experience che proviamo a trasportare anche nella nostra rete di negozi di proprietà dove offriamo ai clienti un’esperienza che mette in diretta connessione il punto vendita – che rappresenta Dainese fuori da Vicenza – e i canali digitali per dare sempre un’esperienza immersiva e anche più facile, che è ciò che desiderano i consumatori.

Potremmo dire che il digitale aiuta a portare il consumatore (o l’utente) all’esperienza concreta?

Sì, o almeno, il nostro intento è esattamente questo. Crediamo che il digital sia uno strumento eccezionale e per questo abbiamo costruito un team interno che lavora a questo tipo di progetti. È un’area che continuiamo a potenziare perché si tratta del metodo più intuitivo e più immediato di stabilire una comunicazione significativa con le persone, con i nostri clienti, con i nostri fan. Ciò che però penso sia un grande “amplificatore” di questo canale meraviglioso è il fatto che ci sia una presenza fisica e quindi le due cose si alimentano e si amplificano a vicenda. È chiaro che avere le informazioni, fare acquisti ed essere informati online sia interessante, ma nulla può superare un rapporto diretto con persone con le quali condividi gli stessi interessi, la stessa passione e possono trasmettere non soltanto conoscenze dirette ma anche esperienze. Nei nostri punti vendita organizziamo eventi, giri in moto per gli appassionati, sciate in compagnia per chi ama lo sci e così via. Cerchiamo di far convivere l’online e l’offline impiegando al meglio la tecnologia che conosciamo. Proprio in quest’ottica abbiamo recentemente rilanciato il progetto Custom Works: un configuratore 3D online che completa perfettamente quello succede nel punto vendita quando la persona va a provare il prodotto e prende le misure direttamente con i nostri esperti.

Parlando di prodotti su misura, di possibilità per il cliente e originalità del brand, secondo lei quanto è sottile la linea tra sicurezza – che è sempre stato un vostro punto cardine – e l’abbigliamento inteso come trend? Molte aziende strizzano l’occhio alla moda, qual è il punto di vista di Dainese?

La moda è un fenomeno passeggero, lo dice la parola stessa, ciò che produciamo è invece stabile nel tempo per natura, si tratta di prodotti che nascono dall’esperienza e dalla ricerca e per questo non sono compatibili con il concetto di moda. Il design è una delle colonne portanti della nostra azienda e certamente i valori che trasmettiamo, così come la nostra capacità di interpretare i bisogni dello sportivo, possono diventare un elemento d’interesse più ampio ma non sono un punto di partenza.

La tecnologia è un’alleata importante di Dainese, così come la Ricerca e lo Sviluppo. Voi avete deciso di mantenere il reparto di R&D Italia dando un forte segnale al mercato e all’economia, perché questa scelta?

Tanto per cominciare perché in Italia abbiamo degli ingegneri, dei designer, dei tecnici di assoluta eccellenza. Io credo fortemente che l’Italia sia un paese straordinario che si traduce in esempi, perché no, insuperabili di capacità, di intuizione, di ricerca e sviluppo tecnologico assoluti. Non vedo nessun motivo di andare all’estero per cercare qualcosa che abbiamo già in casa; certo può capitare che un’azienda internazionale come Dainese collabori o assuma persone che non siano necessariamente italiane ma l’italianità della nostra ricerca, del nostro design, della nostra tecnologia è un vanto. Abbiamo numerosissime realtà tecnologicamente all’avanguardia, ma credo che il passatempo di noi italiani e di tanti nostri politici di parlarci male addosso in qualche modo crei una cappa di negatività attorno al Paese che non se lo merita perché culla di grandi eccellenze.

Un approccio propositivo e ottimista!

Lo trasferisco con vero piacere perché ci credo. Ho viaggiato molto nella mia vita, ho vissuto in America e in svariati paesi europei, dalla mia esperienza dico che l’Italia è un paese straordinario; gli italiani sono persone straordinarie. Dobbiamo soltanto avere più fiducia in noi stessi e ambizione perché ce lo meritiamo e perché abbiamo sempre dimostrato di farcela.

Torniamo un attimo al DAR, ci diceva che il progetto coinvolgerà anche le scuole e realtà pubbliche, come vi state interfacciando con le amministrazioni locali? 

Siamo ancora agli inizi ma vogliamo coinvolgere soprattutto chi si occupa dell’insegnamento quindi università, scuole piuttosto che la pubblica amministrazione in generale per condividere le nostre conoscenze ed esperienze. Riteniamo che il nostro ruolo all’interno della società non sia solo quello di proteggere le persone attraverso i nostri prodotti ma anche quello di trasferire una cultura del sapere fare che abbia l’impatto più grande possibile, certo, limitatamente alle nostre possibilità e dimensioni.

Abbiamo parlato di Dainese, della sua storia, della sicurezza e dei suoi progetti. Vi siete già spinti lontano non solo in termini di business, ma anche fisicamente raggiungendo persino lo spazio! Quali sono le prossime mete per l’azienda? 

Dainese ha svariate mete ma mi sento di dire che in questo momento vogliamo migliorare ciò che già facciamo. Stiamo lavorando a diversi progetti come il rilancio importante del settore sci e bici, presto rilanceremo anche il mondo dell’equitazione, un’altra delle aree nelle quali abbiamo iniziato a compiere qualche passo negli anni scorsi. Proseguiremo quindi sui nostri mille progetti con l’impegno di migliorarci sempre.

 

Raccontare una storia ricca di valori significa condividere un’eredità che, tramandata di generazione in generazione, non solo manterrà vivo il brand ma renderà orgogliosi e partecipi tutte le persone che ogni giorno contribuiscono al successo di un’azienda.
Il DAR aprirà al pubblico il 27 luglio e noi siamo pronti a vivere le sue grandi emozioni.