The Green Carpet Fashion Awards Italia: Mateja Benedetti e Tiziano Guardini, due talenti “green”


Milano, settembre 2017.
Si apre un nuovo scenario nel panorama della moda italiana con il Green Carpet Fashion Awards Italia, evento organizzato dalla Camera Nazionale della Moda Italiana in collaborazione con Eco-Age, con il supporto del Ministero dello Sviluppo Economico e di ICE Agenzia. Il tutto patrocinato dal Comune di Milano.
L’evento mira a valorizzare e a portare l’attenzione sul concetto di sostenibilità, per promuovere e diffondere i valori di una moda “bella e buona”. Bella perché enfatizza il grande valore del Made in Italy e buona perché è fortemente legata ad un concetto green, attorno al quale è nato l’intero progetto.
La richiesta nei confronti dei designer partecipanti al contest è stata quella di realizzare dei capi che avessero come comune denominatore quello di essere ecosostenibili e rigorosamente Made in Italy.

Lo scorso 3 luglio a Parigi, una giuria internazionale ha selezionato i cinque finalisti. Le linee guida per la realizzazione dei capi sono state dettate da Eco-Age di Livia Firth, Founder and Creative Director di questa realtà che ha come principi cardine quelli legati ai tanti impatti sociali ed ambientali generati dall’industria della moda.
L’evento di chiusura avrà luogo al Teatro alla Scala di Milano, cuore pulsante della cultura e del “bello”, il 24 settembre durante la settimana di Milano Moda Donna.
Ad affiancare i nuovi talenti ci saranno nomi importanti come Fendi, Giorgio Armani, Prada, Gucci, Valentino, Ermenegildo Zegna e Agnona.
Il vincitore riceverà il premio “The Franca Sozzani GCC Award for Best Emerging Designer” e si aggiudicherà l’opportunità di presentare la propria collezione durante la Milano Fashion Week di febbraio 2018.

Chi sono i finalisti? Matea Benedetti, Calcaterra, Co|Te, Leo Studio Design e Tiziano Guardini.
Noi abbiamo incontrato Mateja Benedetti e Tiziano Guardini e ci siamo fatti raccontare le loro storie e qualche curiosità sul loro approccio al concetto di sostenibilità legato al tema moda.

Chi sono Mateja e Tiziano?

Mateja: Una stilista e costumista slovena.

Tiziano: Un sognatore, un curioso, un ricercatore, un “compagnone” e tante altre cose, ma credo che questa volta sia il caso di focalizzarsi sul mio lavoro: sono un fashion designer che ha deciso di fare la sua parte nell’amare questo mondo e quindi sentire e tutelare la sacralità della vita.

Come nasce l’idea di creare un prodotto sostenibile e perché?

Mateja: L’idea è nata alcuni anni fa chiacchierando con la mia migliore amica sugli avvenimenti nell’industria della moda. Abbiamo purtroppo scoperto quanto sia inquinante la produzione degli abiti per il nostro ambiente e come sia crudele il sistema per gli operai che lavorano nelle grandi produzioni.
Per questo ho voluto provare a creare un marchio che rappresentasse i più alti valori possibili nel settore della moda, rispettando però l’ecosistema e i lavoratori, dando vita ad un prodotto “sano”. Da allora abbiamo sviluppato un brand con un forte legame con il mondo del lusso e dell’ecosostenibilità.

Tiziano: Nasce dall’ascoltare me stesso. Quando si affronta un lavoro creativo credo che non si possa essere “avari” nell’esprimerlo, altrimenti facilmente arriverà un lavoro sterile o comunque “distante”. Io amo la natura e la rispetto quotidianamente nella mia vita: dalla semplice raccolta differenziata allo scegliere detersivi che siano ecocompatibili, quindi anche nel mio lavoro di designer metto “me”.

Secondo te il trend della moda eco diventerà un denominatore comune a molti brand?

Mateja: La gente è sempre più consapevole che non è solo la natura la causa delle catastrofi che succedono in tutti i paesi del mondo, ma gioca un ruolo importantissimo anche il comportamento umano.
Se vogliamo vivere in armonia con la natura, saremo costretti a fare concreti cambiamenti nell’industria, non solo di moda, ma anche del bestiame (che è la causa numero uno del surriscaldamento terrestre), automobilistica, nell’architettura… e non stare solo ad attendere che qualcun’altro faccia tutto per noi.
Credo infatti che lo sviluppo dei valori sostenibili sarà essenziale in tutti i settori nei prossimi decenni, altrimenti la natura stessa ci cancellerà dal pianeta. Per questo è necessario che si parli meno e si faccia di più. Non è abbastanza avere una t-shirt con lo slogan ambientale. Si deve agire responsabilmente.

Tiziano: Fortunatamente credo di sì, anche se bisogna avere molta tenacia. Ancora adesso è difficile avere tutto quello che possa esprimere la tua creatività con una connotazione ecosostenibile. Comunque stiamo facendo grandissimi passi avanti: la domanda sta aumentando e la legge del mercato sta imponendo all’offerta di essere “trendy” e quindi di produrre materiali, tessuti e lavorazioni ecocompatibili.

Quali valori vuoi trasmettere attraverso i tuoi capi?

Mateja: I nostri capi sono rispettosi del mondo animale e dell’ambiente e, paradossalmente, si prendono cura della salute, perché i materiali che scegliamo sono fra i più “sani” che esistono. Ciascun prodotto è realizzato utilizzando i migliori tessuti naturali, organici, colorati con estratti botanici o coloranti ecologici. Ogni pezzo è connotato da un forte potere emotivo, legato ad un’idea di natura romantica, ma al contempo decisamente contemporanea. L’obiettivo è far parte di un quadro più grande, che pone l’umanità ad un livello più elevato di coscienza e rispetto verso ogni forma di creazione. Le collezioni possiedono il giusto mix tra elementi forti come lusso e sostenibilità, tradizione e modernità, fragilità e forza.

Tiziano: Il valore della vita…in realtà l’ecostenibilità per me è un allenamento a mantenere il cuore aperto nei confronti di chi sta lontano:  persone, piante, animali che magari non incontrerò mai ma so che con un mio gesto attento posso “armonizzarmici”. Non scorderò mai le parole di un collega durante una sfilata fatta insieme: dopo il fitting che avevo fatto mi si è avvicinato e mi ha chiesto: “Che cosa gli hai fatto? Dopo la prova con te, le modelle sono tornate più luminose.”. Quindi tutta questa attenzione alla celebrazione della vita arriva alle persone.

Cos’ha significato per te partecipare al concorso?

Mateja: Per me è una grande opportunità per farci conoscere al pubblico. Green Carpet è uno fra i più importanti eventi a cui ho partecipato nella mia vita, perché conferma che siamo sulla via giusta. Siamo stati supportati da tutto il team di Livia Firth di Eco-Age e CNMI, che ha fatto un incredibile lavoro non solo per noi ma per l’umanità. è un team da rispettare con tutto il cuore ed io sono più che orgogliosa di essere fra i cinque finalisti. Sono senza parole ed è veramente difficile descrivere quello che rappresenta per noi questo concorso. è molto di più di un evento e di un eventuale premio.

Tiziano: Il coronamento di un sogno. La sostenibilità è stata la mia strada da quando ho deciso di fare questo lavoro; quindi appena è stato pubblicato il concorso mi sono arrivate diverse mail di amici che mi dicevano: “Questo è il concorso per te devi farlo”. Ed eccomi qui. L’organizzazione Eco-Age è da sempre portatrice di questo messaggio di sostenibilità e ha permesso di dimostrare concretamente la possibilità di vivere la moda in maniera diversa. Noi siamo quello che pensiamo, come agiamo, e quindi perché non agire con il cuore rivolto al pianeta? Il concorso è essenzialmente l’occasione di fare ancora meglio il mio lavoro.

Il tuo stilista preferito?

Mateja: Ce ne sono tanti… stimo Antonio Marras per i pattern e per come combina differenti materiali, mi piace Gucci per la creatività e l’espressività – anche io sono un po’ teatrale! – poi Iris Van Herpen perché ha sviluppato nuove tecniche nell’Haute Couture ed è molto organico nelle forme. Ultimo ma non ultimo, Martin Margiela per come ha inserito la moda in un concetto totalmente nuovo.

Tiziano: è difficile a dirsi. Ne scelgo tre che hanno fatto la storia della moda e che sono molto diversi tra loro:
Alexander McQueen, Valentino Garavani e Martin Margiela. Rivedere le loro creazioni mi emoziona enormemente.

Da cosa trai ispirazione?

Mateja: Per creare una nuova collezione comincio sempre con una ricerca nel settore dei tessuti sostenibili. Mi interessano tanto le innovazioni e i materiali naturali o riciclati.
Parallelamente mi occupo, insieme al mio team, di ricerca sul mondo animale, come ad esempio quali specie sono in estinzione e perché. Normalmente contattiamo anche scienziati ed ecologisti che ci danno una mano nel capire in quale situazione si trova la nostra Terra. Tutte le informazioni raccolte cerco poi di rielaborarle, dando vita agli abiti e strutturando una buona e coerente comunicazione del brand. Perché non vogliamo solo creare, ma anche istruire e fare capire che cosa succede nel nostro ecosistema attraverso la bellezza. Perché la bellezza “che toglie” non è la vera bellezza.

Tiziano: Da tutto! Sono un curioso, quindi sono sempre pronto ad accogliere nuovi spunti. Quando ho insegnato in Accademia dicevo continuamente ai ragazzi di alzarsi dal letto già con la voglia di fare ricerca.

In un mondo dove oggi la moda sposta sempre di più le produzioni all’estero, cosa significa secondo te cercare di mantenere vivo il vero Made in Italy?

Mateja: Se guardiamo la moda di 100 anni fa diciamo che era solo per “ricchi”. Oggi tutti vogliono dare l’impressione di esserlo e per questo motivo è nato il “fast fashion” come risposta alla massa. Capi trendy ma senza qualità. Economicamente la via più facile è quella di produrre all’estero per pochi soldi, senza responsabilità, senza controllo e massivamente. Il Made in Italy è l’opposto. Per me vuol dire qualità, artigianato, lungo termine. I lavoratori sono pagati come si deve e, senza dubbio, il Made in Italy rappresenta il lusso nel mondo. è più che mai la risposta giusta al “fast fashion” e sempre di più si deve mantenere e costruire attorno al concetto di rispetto ambientale. 

Tiziano: Questa è una domanda molto difficile per me, in quanto non posso dimenticare il racconto dell’astronauta italiano Luca Parmitano. Andò nello spazio e, guardando da quella prospettiva, si accorse che non ci sono confini reali e che questi sono solo nella nostra mente. Ancora oggi tengo questo ricordo fisso nella mia mente. D’altra parte dobbiamo domandarci: perché le produzioni vengono spostate all’estero, anche se in Italia abbiamo un potenziale enorme nell’industria del fashion? La mia domanda è un po’ provocatoria, ma dovremmo sentirci più consapevoli e renderci conto che tutto questo consumismo – soprattutto nel fashion – non porta né benessere né ricchezza.

Tre valori del Made in Italy.

Mateja: Qualità, artigianalità e lusso.

Tiziano: Saper fare, ricercare, emozionare.

Dove sarai fra 10 anni?

Mateja: Spero che nei prossimi 10 anni svilupperemo Matea Benedetti ad un livello tale da garantire una moda sana, cosciente e di alta qualità. Per me il premio più grande sarebbe vedere il nostro Pianeta collegato con la natura attraverso una  tecnologia green, cioè senza l’inquinamento causato dalle nostre esigenze quotidiane. Tutti i giorni penso a come crearlo, perché ne vale davvero la pena.

Tiziano: Spero a sognare nuove sfide, accumulando più fiducia in me stesso, coinvolgendo più persone in questa mia visione di vivere in armonia con la Vita.
#EarthneedsHeart

A spasso con Hyundai IONIQ: Gianluca Piroli, un’anima eco-green della moda italiana

Con il tema Smart City al centro del nostro numero, abbiamo trovato in Hyundai il partner ideale per essere noi stessi i primi ad utilizzare e promuovere una mobilità più sostenibile.
In un grigio pomeriggio settembrino infatti, ci siamo messi alla guida della nuovissima Hyundai IONIQ – connubio perfetto fra tecnologia ed ecosostenibilità – e abbiamo accompagnato il nostro ospite in un tour ad “emissioni zero” della città di Milano.
La nuova nata in casa Hyundai è ideale per chi ama i motori e la natura. È progettata per regalare il comfort della guida convenzionale con tutti i plus della guida elettrica, garantendo massima efficienza unita ad alte prestazioni.

A bordo insieme a noi, Gianluca Piroli ci ha raccontato la sua storia e l’impegno quotidiano nell’unire la moda al concetto di ecosostenibilità.

Parliamo di Toodog. Come è nata e perché si chiama così?

Gianluca: Toodog è abbigliamento, arredamento e calzature. L’azienda nasce da una mia esigenza, volevo fare delle cose che avevo in mente ma non trovavo il cliente giusto per realizzarle. Quindi mi sono costruito ciò che volevo.
Perché Toodog (letteralmente “troppo cane”)? Perché il cane è un animale libero di natura, che vive gioie e tristezze senza fondo. è libero di manifestare le proprie emozioni.

Come ti è venuta l’idea di creare un prodotto sostenibile e perché?

Gianluca: Sostenibile perché le strutture, gli strumenti, i materiali e le attrezzature per fare qualcosa di sostenibile ci sono. Mi sembra veramente poco intelligente non utilizzarle.

Il trend della moda ecosostenibile è una tendenza del momento o una necessità?

Gianluca: è assolutamente una necessità. Purtroppo in questo momento ci sono talmente tante criticità legate all’ecologia che dovremmo essere terrorizzati! Quando si pensa che nell’Oceano Pacifico c’è un’isola immensa di plastica, il Pacific Trash Vortex, dalle dimensioni imprecisate ma stimate fino a 10 milioni di chilometri (gli interi Stati Uniti per capirci)…beh bisognerebbe rifletterci e darsi come obiettivo quello di cercare delle soluzioni. Non è una tendenza del momento, nonostante qualcuno utilizzi l’ecologia come forma di vendita. è una reale necessità! Il tema eco, commercialmente, è ancora molto poco valorizzato nell’ambito della moda (e non solo). Ti faccio un esempio: ho lavorato per un’azienda che ha realizzato lo stesso identico prodotto in due versioni: eco e non eco. Risultato? è stato venduto in percentuale nettamente maggiore il prodotto non eco. Purtroppo la vendita non è ancora forte sul prodotto green.

Quali sono le tue fonti di ispirazione per creare nuovi prodotti?

Gianluca: La musica sopra a tutto! Come dicevo, avevo una band punk quindi non posso che rispondere così… fa parte della mia storia, della mia vita. Oltre alla musica ho ovviamente anche altri input esterni che mi ispirano. Ad esempio, recentemente ho avuto modo di conoscere dei ragazzi pakistani che realizzano prodotti per tingere con semi e foglie. Stavamo quindi pensando, in azienda, di realizzare dei colori totalmente naturali per i nostri capi e per le calzature.

Quali sono i valori cardine del Made in Italy secondo te?

Gianluca: Il Made in Italy in sé ha una capacità e una competenza che non esistono in nessun altra parte del mondo. Questo perché la storia che abbiamo in Italia non ce l’ha nessuno! Noi siamo cresciuti nella storia, vendendo “il bello” fin da piccoli.
è nella nostra cultura, che assorbiamo anche senza volerlo.
All’Istituto d’Arte di Parma giravo ogni giorno in mezzo ai quadri del Parmigianino: è ovvio che i miei occhi e la mia mente si siano riempiti di immagini di una bellezza sconvolgente.
Secondo me noi italiani abbiamo nell’indole un gusto estremo per i colori, per gli abbinamenti, per il gusto nel creare qualcosa di unico e irripetibile. L’artigianato italiano non ha eguali.

Ogni singola scarpa, ecologica al 100% e artigianale, è un pezzo unico. Credi che l’esclusività associata ad un prodotto che rispetti l’ambiente sia una nuova frontiera di lusso, inteso come prodotto creato ad hoc?

Gianluca: Sicuramente sì. E ti spiego perché: se il lusso è “il bello” ed è artigianato, un prodotto come il mio è di lusso. Vorrei fare una riflessione secondo me fondamentale: è meglio comperare 10 pezzi di bassa qualità, oppure un pezzo di lusso e di altissima qualità che dura nel tempo? è anche questa una forma di ecologia! Meno roba si compra meno roba ci sarà da smaltire. La moda usa e getta non solo dura poco, ma torna a noi in modo sbagliato, ossia sotto forma di inquinamento. Quindi meglio un prodotto di alta qualità, ecologico e artigianale. Un lusso che proprio non possiamo permetterci è lo spreco!

L’utilizzo di materiali e tecnologie ecosostenibili influisce sui costi di produzione in modo consistente?

Gianluca: Assolutamente sì. La lavorazione è differente e i macchinari costano di più. La produzione in Italia è molto più costosa rispetto ad altri paesi, per mille motivi che tutti conosciamo; ma sono stra convinto che ne valga la pena perché, tornando al discorso di prima, è una questione di punti di vista. Salvaguardare il pianeta e investire nel futuro vale la spesa?

Un materiale (eco ovviamente) che ami particolarmente e perché.

Gianluca: Ne ho due: il cotone e il legno. Con il cotone realizzi moltissime cose e il legno è un materiale meraviglioso, plasmabile, caldo. Mio papà ha iniziato a fare il falegname a sette anni, raddrizzando i chiodi, e ancora oggi non smette di creare.