Consigli e miti da sfatare per orientarsi nel paradosso della (troppa) scelta.

 

di RICCARDO STEBINI

 

Per trattare di formazione per la professione, un settore che nel giro di pochi anni ha subito uno sconvolgimento radicale, è necessaria una breve quanto indispensabile precisazione: in questo frangente parleremo di percorsi di apprendimento e istruzione propedeutici allo svolgimento di una professione, o all’acquisizione/perfezionamento di competenze ad essa legate.
La formazione professionale, infatti, è passata dall’essere considerata un pregresso al rappresentare i principali driver di successo all’interno delle realtà più influenti dell’universo business.
Si è trasformata in un mercato che sta registrando tassi di crescita incredibili: seminari, workshop, corsi professionalizzanti ed executive master non sono più percepiti come altamente esclusivi, ma come percorsi accessibili e propedeutici per qualsiasi professionista.
Con la saturazione del mercato, si è creata la paradossale condizione di essere quasi costretti ad attivare strategie formative di questo tipo per stare al passo con i tempi.
Contemporaneamente però, esiste una reale difficoltà nella scelta a causa dell’offerta troppo ampia.

La psicologia dei consumi identifica questa situazione come “Paradosso della (troppa) scelta” (B. Schwartz).
Si tratta di una condizione nella quale un eccesso di libertà nella scelta tende a inibire il consumo.

La soluzione quindi potrebbe essere una limitazione delle opzioni a disposizione del consumatore?
Non del tutto. Anche un ventaglio troppo ristretto di proposte risulta controproducente. Il fine ultimo da perseguire è l’equilibrio, ossia quella condizione che ci permetta di scegliere nella convinzione di avere fatto tutto il possibile per decidere bene.
Si tratta della banalizzazione di una teoria psicologica assai più complessa, che però permette di vedere la situazione all’interno di una cornice differente e aiuta a comprendere perché per facilitare il proprio processo decisionale si abbia un costante bisogno di meccanismi di semplificazione. Questi ultimi non sono altro che percorsi cognitivi che il nostro cervello attiva per “orientarsi” con maggiore facilità nel momento della scelta.

Da qui l’individuazione di alcune “regole auree”, o meglio, di alcune “scorciatoie” che permettano di portare ordine nel processo di consumo di un qualsiasi percorso di formazione.

 

“The younger,
the better”

Quando si parla di formazione, “l’età” ha sempre svolto un ruolo determinante nello stabilirne l’affidabilità. L’esperienza fornisce un grado di sicurezza che spesso realtà più giovani non riescono a eguagliare e in determinati settori risulta fondamentale, questo è indiscutibile. Se però si parla di competenze, i giovani hanno decisamente qualcosa da dire: hanno spesso una preparazione invidiabile e si affidano a metodologie recenti e al passo con i tempi. Perché quindi l’età dovrebbe essere un fattore escludente?

Tutto si vuole, meno che togliere valore alla seniority conquistata “sul campo”.
Il consiglio è però quello di non scartare a priori tutte le realtà giovani in quanto tali. Ci sono contesti in cui un vissuto più ampio paga e altri in cui una soluzione più “fresca” può rivelarsi vincente.

“Go soft!” 

Anche fra due o più offerte che propongono le stesse tematiche di formazione ci possono essere differenze in termini di stile, contenuti, ma soprattutto approccio.
Le mere competenze proposte, quando presentate da più realtà, non risultano più essere un fattore differenziante.

Nel momento della scelta, il consiglio è di premiare chi attribuisce una forte importanza alle soft skills.
Le caratteristiche personali, l’atteggiamento, le modalità relazionali che ci caratterizzano, il “fattore umano”, sono sempre più discriminanti e rilevanti nel mondo della formazione.

“Low price, high quality” 

Si tratta di un grande mito da sfatare: tutto ciò che costa poco o è addirittura gratis è di scarsa qualità o non vale nulla.

Chi ha forti competenze in un determinato settore, è giusto che le faccia pagare un prezzo corretto. Ciò però non esclude l’esistenza di percorsi di formazione che offrono una preparazione di qualità a costi accessibili.
Per chi si chiedesse come questo sia possibile, basti pensare che la differenza principale sta nelle modalità. Alcuni percorsi di formazione sono mutuati dalla legge o godono di forti vantaggi fiscali.
Le Regioni, le Province e molte organizzazioni di settore offrono spesso seminari, workshop o corsi di grande valore a prezzi contenuti. Come è possibile?
Vi è una grande quantità di fondi di vario tipo a disposizione di chi vuole fare formazione e di chi la fornisce. Enti e organizzazioni spesso ammortizzano le proprie spese puntando sui grandi numeri delle adesioni, sulla minore frequenza o sullo scopo promozionale dell’iniziativa.

Concludendo, chi non ha budget a cinque zeri non si disperi: la possibilità di trovare percorsi di formazione di qualità a prezzi accessibili, esiste.

Quelli appena illustrati sono solo alcuni dei molti esempi di semplificazioni che possono aiutare a scegliere un percorso di formazione professionale coerente con i propri desiderata. Una volta ridotta la vastità del panorama, non si può però tralasciare una fase di analisi più “razionale” che serve a orientarsi con chiarezza ancora maggiore.

La complessità del settore non può fare altro che aumentare e la conoscenza, tramite studio, di modelli decisionali vincenti ed efficaci diventerà sempre più importante per orientarsi in questo labirinto di offerte.

In conclusione, è necessario trovare “un sistema” per portare ordine e in questo la psicologia dei consumi ci aiuta.

Una prima soluzione?
Formarsi… per scegliere la formazione. Strano, vero?